Clima disteso tra Chiesa e mondo
ebraico
La visita del Papa in Sinagoga. L’unanime condanna della Shoah, le parole
del Pontefice e l’accordo di collaborare per la pace
Il 17 gennaio scorso si è conclusa positivamente
la visita di Benedetto XVI nella Sinagoga di Roma, fatta 24 anni dopo Giovanni
Paolo II, primo Pontefice a varcare la soglia di un tempio ebraico. Alla
vigilia aveva creato timori la critica a Pio XII, da alcuni Ebrei ingiustamente
accusato di connivenza con il nazismo. Motivo per il quale Giuseppe Laras,
presidente dei rabbini italiani, si è rifiutato di partecipare
all’incontro ritenendolo “inutile e negativo”, in quanto “non deriverà
nulla di positivo né per il dialogo ebraico-cattolico, né per il mondo ebraico
in genere”. Un dissenso determinato anche dalla recente firma pontificia del
decreto sulle “eroiche virtù” di Papa Pacelli, male accolta dalle “famiglie dei superstiti della Shoah e
da alcuni esponenti del Rabbinato Italiano”.
Certo, c’è
libertà di opinione. Ma essa, per non diventare pregiudizio, deve
basarsi sui fatti, non solo sul puro antagonismo ideologico o religioso. Che
per secoli
Indubbio che esista
tuttora un notevole antisemitismo, oltre al fondamentalismo islamico che vuole annientare,
culturalmente e fisicamente, lo Stato d’Israele e gli Ebrei tutti: c’è a
livello internazionale ma anche in Italia ove, negli anni 80, la
comunità ebraica soffrì il “vento dell’odio”, come ricorda il
rabbino Toaff; e dove - è Gian Antonio Stella a segnalarlo su il Corriere della Sera del
Tuttavia ciò
non giustifica le parole del presidente della comunità ebraica di Roma,
Riccardo Pacifici, riferite a Pio XII il cui “silenzio davanti alla Shoah fa
ancora male perché avrebbe dovuto fare qualcosa. Forse non sarebbe riuscito a
fermare i treni della morte, ma avrebbe lanciato un segnale, una parola di
estremo conforto, di umana solidarietà, nei confronti di quei nostri
fratelli trasportati verso i forni crematori di Auschwitz”. Eppure la sua
famiglia e lui stesso sono sopravvissuti grazie all’aiuto delle suore di un
convento di Firenze: chi, se non Papa Pacelli, aveva chiesto di nascosto a
religiosi e monache di ospitarne il più possibile, condividendone paure
e speranze?
Opportuna, quindi, la risposta di Benedetto
XVI che inizia la visita dal luogo dove
stazionarono i camion tedeschi per deportare i Semiti e che, dopo aver
sottolineato quanto sia stata sconvolgente
Lo spirito che ha guidato
il Santo Padre si legge nel ringraziamento rivolto al “Signore per averci fatto
il dono di ritrovarci assieme a rendere più saldi i legami che ci
uniscono e continuare a percorrere la strada della riconciliazione”; e nel
richiamo al “beneamato predecessore Giovanni Paolo II al quale si deve lo
sforzo per superare incomprensione e pregiudizi e che chiese scusa per le
sofferenze che il popolo di Israele aveva dovuto patire nei secoli”. Ratzinger condanna l’Olocausto,
simbolo di un “regime senza Dio”, e lancia un monito contro chi vuole
stravolgere la storia, perché “qualsiasi negazione o minimizzazione della Shoah
è inaccettabile e intollerabile”, implicitamente riferendosi anche ai
Lefebvriani che negano l’esistenza delle camere a gas.
Un discorso
semplice ed informale che - come il Papa stesso ha detto - “s’inserisce nel
cammino tracciato per rafforzare il dialogo, per manifestarvi la stima e
l'affetto che il Vescovo e
Egidio Todeschini
28.1.2010