Non accusiamo Dio delle sciagure umane

 Molti pensano che le calamità naturali siano un castigo del Signore. Per il Papa dietro ogni sofferenza c’è un progetto di amore

 

Ogni giorno, giornali e televisione riferiscono di assassini ed aggressioni, di innocenti uccisi per un nonnulla, di guerre, di dittatori che usano le armi per spegnere i desideri di libertà e di democrazia dei propri cittadini. Sono fatti che contrastano con i non pochi episodi di bontà e di volontariato che si registrano ovunque, ma tali da dare l’impressione che le società attuali, comprese le occidentali, abbiano perso non solo il valore dell’insegnamento cristiano, ma anche il senso dell’umanità, del rispetto degli altri, perfino dell’amore nei confronti dei propri familiari. Inevitabile la sensazione di vivere su un pianeta insanguinato dalla malvagità e dalla cattiveria. Sembra anche giustificata la convinzione di chi pensa che le tante sciagure naturali siano un castigo del Signore. Infatti un giornalista ha parlato del devastante terremoto in Giappone come del “pugno di Dio”; negli Stati Uniti alcuni capi religiosi hanno definito “ira di Dio” sulle “città del peccato” i disastri provocati dall’uragano Katrina. Di fronte alle immagini di famiglie stroncate e paesi distrutti, viene spontaneo chiedersi perché il Padre eterno permetta tanta sofferenza e convincersi che sia una Sua punizione la causa dei tanti crimini commessi.

Ne è persuaso anche il vice direttore del Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche), Roberto de Mattei, che si professa cattolico ma ai microfoni di Radio Maria afferma che il sisma in Giappone “andava letto come castigo divino in rapporto al peccare degli uomini”. Apporta, a giustificazione della sua convinzione, le opinioni di San Tommaso e Sant'Agostino secondo i quali, (è de Mattei a fare la citazione), “nell'universo non accade nulla che non sia voluto, o almeno permesso, da Dio per precise ragioni. E tra di esse non è da escludere l'ipotesi di un castigo divino, anche se in materia non vi è certezza”. Tanto convinto che “le sciagure collettive sono permesse da Dio solo per scontare i nostri peccati sociali…e per purificarci attraverso la sofferenza, ma sempre per ottenere un bene maggiore”, da accusare di “relativismo” la Chiesa cattolica che rifiuta tale interpretazione.  

Padre Raniero Cantalamessa, durante l’omelia tenuta il Venerdì Santo in Vaticano alla presenza del Papa, afferma: “Terremoti, uragani e altre sciagure che colpiscono insieme colpevoli e innocenti non sono mai un castigo di Dio. Dire il contrario, significa offendere Dio e gli uomini”. Indubbio, prosegue il sacerdote, che essi siano anche “un ammonimento a non illuderci che basteranno la scienza e la tecnica a salvarci”. Passaggio, questo, che fa riferimento indiretto alla vicenda delle centrali nucleari di Fukushima che, secondo Cantalamessa, “ha almeno questo effetto positivo: il dolore di un popolo diventa il dolore di tutti, suscita la solidarietà di tutti. Ci dà occasione di scoprire che siamo una sola famiglia umana, legata nel bene e nel male. Ci aiuta a superare le barriere di razza, colore e religione”. Il Dio cristiano è amore e le sciagure naturali non sono riconducibili alla Sua volontà, anche se umanamente poco spiegabili.

Anche il Papa è intervenuto sull’argomento. Quando Elena, la bambina giapponese di 7 anni, durante la trasmissione A Sua Immagine. Speciale Venerdì Santo, andata in onda su Rai Uno, ha chiesto a Benedetto XVI il perché delle disgrazie che hanno recentemente colpito il Giappone e perché muoiono “tanti bambini innocenti”, il Pontefice ha risposto: “Anche a me vengono le stesse domande: perché è così. Perché voi dovete soffrire così tanto, mentre altri vivono in comodità? E non abbiamo le risposte, ma sappiamo che Gesù, innocente, ha sofferto come voi; che il Dio vero, che si mostra in Gesù, sta dalla vostra parte. Questo mi sembra molto importante, anche se non abbiamo risposte, anche se rimane la tristezza: Dio sta dalla vostra parte e siate sicuri che questo vi aiuterà. E un giorno potremo anche capire perché era così. In questo momento mi sembra importante che sappiate: “Dio mi ama”, anche se sembra che non mi conosca. No, mi ama, sta dalla mia parte, e dovete essere sicuri che nel mondo, nell’universo, tanti sono con voi, pensano a voi, fanno per quanto possono qualcosa per voi, per aiutarvi. Ed essere consapevoli che, un giorno, lo capirò che questa sofferenza non era vuota, non era vana, ma che dietro di essa c’è un progetto buono, un progetto di amore. Non è un caso. Stai sicura, noi siamo con te, con tutti i bambini giapponesi che soffrono, vogliamo aiutarvi con la preghiera, con i nostri atti e siate sicuri che Dio vi aiuta. E in questo senso preghiamo insieme perché per voi venga la luce quanto prima”.

Proprio perché Dio ama gli uomini, ha mandato il suo Figlio a morire per noi. La Crocifissione dimostra che non si sottrae al dolore umano, non gli è indifferente e non ne gode. La morte e la risurrezione di Cristo confermano che le sciagure umane non sono punizioni divine. Dio non ha abbandonato la famiglia umana, se “fa sorgere il suo sole sui malvagi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” (Matteo 5,45). E ha dato al genere umano la capacità di studiare la terra e i suoi cicli naturali. Permettendogli così di scoprire quali zone del globo terrestre sono più soggette a sconvolgimenti sismici o climatici.

Egidio Todeschini

29.4.2011