Il caos politico inquina lo spirito nazionale
In Italia è in atto una
lotta di potere alla quale i cittadini assistono nauseati. Le polemiche e le
bugie non aiutano a farci sentire italiani
C’è aria di crisi politica, in Italia.
Sulla maggioranza, indebolita in seguito alla nascita del nuovo partito di Fini
e alle dimissioni dei quattro governativi finiani, pesa la minaccia di sfiducia
presentata alla Camera e la prospettiva di un nuovo Governo, più o meno
tecnico, allo scopo di modificare la legge elettorale. Il che permetterebbe
all’opposizione, che non naviga in buone acque, di affrontare con maggiori
speranze le prossime elezioni, vicine o lontane che siano. Proliferano,
intanto, le accuse reciproche, le illazioni, le incoerenze, i trasformismi, le
falsità, quando non gli insulti gratuiti. Una situazione che non aiuta
ad alimentare l’orgoglio di essere Italiani. Che demoralizza i cittadini
allontanandoli dalla politica, anche perché non sanno più a chi credere,
l’informazione giornalistica e televisiva essendo spesso incompleta e
contraddittoria. Certo, ciascuno è libero di pensarla come vuole, in
nome di quella libertà di opinione che è alla base di ogni
democrazia. Libertà, tuttavia, che deve basarsi su fatti reali, non su
ipotesi assurde o su falsificazioni della realtà. Solo con una sana
informazione si può decidere per chi votare. In ballo non ci sono
esclusivamente la formazione di un nuovo Parlamento o della sola Camera dei
deputati, e la nomina di un altro Primo Ministro. C’è da decidere chi e
cosa è meglio per lo sviluppo ed il bene del Paese. E, a tal fine,
è opportuno sapere come stanno veramente le cose.
Berlusconi può piacere o no come Capo di un
Governo del quale è più che lecito non condividere programmi e
metodi. Tuttavia, occorre fare chiarezza su tre aspetti sui quali s’insiste
parecchio: la sua vita privata, in contrasto con il ruolo pubblico;
l’elaborazione di leggi che servono solo a lui; il controllo delle informazioni,
radiotelevisive e giornalistiche, al fine d’instaurare in Italia una specie di
nuova dittatura alla Mussolini.
Cominciamo dalla prima. Premesso che il suo cedere
alle grazie femminili è tutt’altro che lodevole (ma non è l’unico
politico ad aver violato il sesto comandamento, basti pensare a Clinton, Presidente
degli Stati Uniti, o a Vittorio Emanuele
II, al quale comunque dobbiamo l’Unità nazionale), c’è da chiedersi che cosa deturpa di
più “l’immagine dell’Italia all’estero”: il comportamento di un premier
dongiovanni, come sostiene Fini, o il tradimento, per ambizioni personali, di
un’alleanza? O, peggio, il tentativo di sovvertire il responso delle urne, come
vorrebbe il Partito di Bersani?
E veniamo
all’accusa di elaborare leggi cosiddette ad personam, tipo Lodo Alfano, divieto
di pubblicare intercettazioni, legittimo impedimento, processo breve. Indubbio,
l’imputazione risponde al vero. Però tale prassi è comprensibile.
Da quando, nel 1994, bloccò la “gioiosa macchina di guerra” del comunista
Occhetto - vittoria che la sinistra non gli ha mai perdonata -, Berlusconi
è stato oggetto di molti processi penali e civili, anche se poi, il
più delle volte, è stato assolto. E ancora adesso ha cause in
sospeso che rischiano di allontanarlo dai suoi doveri istituzionali. Non a caso
in buona parte dei Paesi Occidentali esistono disposizioni legislative che
sanciscono la sospensione (non l’annullamento!) delle azioni giudiziarie a
carico di Capi di Stato o di Governo, proprio per non ridurre “a chi è
chiamato a funzioni pubbliche elettive il diritto di disporre del tempo necessario
al loro adempimento”, come previsto anche dall’articolo 51 della nostra Costituzione.
A smontare
l’insinuazione di una sua aspirazione a novello duce, per cui manomette a suo
vantaggio le informazioni televisive, bastano i numeri: nelle diverse reti, comprese
quelle di Mediaset, infuriano gli antiberlusconiani Floris, Santoro, Fazio,
Costanzo, Lerner, Saviano, Benigni, nonché
Liberi di pensare che Berlusconi non debba più essere Primo
Ministro. Purché si tenga conto della realtà. A parte le elezioni
anticipate, le alternative previste sono due: o un nuovo Esecutivo con l’ex
fascista Fini, l’ex democristiano Casini e l’ex radicale Rutelli; oppure uno
“tecnico”, onde cambiare la legge elettorale. In teoria la cosa è
possibile. In pratica, Casini sarà mai d’accordo con gli altri due che
sostengono il matrimonio degli omosessuali, la fecondazione extrafamiliare, la
liceità dell’eutanasia? E troverebbe il loro appoggio nella sua campagna
contro la tassazione dei beni ecclesiastici? O sulla modifica della legge
elettorale? Che può non piacere. Ma sovvertire la maggioranza solo per
togliere le liste bloccate e la soglia di sbarramento significa non solo
tradire il responso delle urne ma anche ignorare che, ad eccezione di Francia
ed Inghilterra, sono regole vigenti in molti Stati Europei.
Ad oggi i dati sono questi: la maggioranza non esiste più e non
sembra essercene un’altra (non si vede come Bossi possa accettare Casini al
posto di Fini). Votare subito non si può: primo perché, per legge, ci
vogliono alcuni mesi, dopo lo scioglimento delle Camere, per permettere la
campagna elettorale; secondo perché, stando ai sondaggi, con l’attuale legge
elettorale dalle urne non uscirebbe un risultato utile per governare il Paese.
Ad alcuni politici, di destra e di sinistra, basterebbe una qualsiasi
soluzione, purché senza Berlusconi. Ma è sufficiente che vada in
pensione? A sinistra non esiste una maggioranza possibile né un leader
carismatico; a destra non si vede come il popolo italiano possa premiare Fini,
che è stato l’autore dello strappo. Lo stallo attuale non nasce da una
contrapposizione sulla soluzione di alcuni problemi importanti per il Paese, ma
da una lotta interna al Palazzo, alla quale gli Italiani assistono nauseati.
Pochi infatti sanno dire esattamente perché siamo arrivati a questo. E ancor
meno come ne usciremo.
Egidio Todeschini
12.11.2010