Continua la strage di cristiani nel mondo

Sono diventati bersaglio quotidiano. Le ultime vittime di Baghdad si aggiungono agli oltre mille uccisi in due mesi. Occorre reagire subito

 

A sentire quanto successo a Baghdad il 31 ottobre scorso, viene spontaneo pensare che avesse ragione Mons. Beylouni, vescovo di Antiochia, quando, durante il recente Sinodo sul Medio Oriente, disse che “il Corano ordina di imporre la religione con la spada e dà al Musulmano il diritto di uccidere i Cristiani con la guerra santa”. La recente strage, compiuta mentre i fedeli pregavano nella chiesa di Saydat al-Nayat, ne è la prova evidente. Chiusi in una trappola tra terroristi e forze speciali, sono stati massacrati senza pietà alcuna, neppure nei confronti dei bambini. Un eccidio che sembra la risposta dell’Islam radicale all’invito del Sinodo al dialogo; che si somma ai 300 registrati, solo negli ultimi 2 mesi del corrente anno, nei Paesi che hanno visto il Cristianesimo nascere e divulgarsi, procurando la morte a 1223 persone e ferendone più di 2.500.

La definiscono “guerra di religione”, i Musulmani dell’Irak che, in 7 anni, hanno ammazzato 864 Cristiani e che definiscono la cattedrale di Baghdad  un “osceno rifugio dell’idolatria”. Ma è tutto, tranne guerra di religione, quella che non risparmia neppure i bambini e che uccide e sfregia in nome di Allah. E’ piuttosto il frutto di una fede empia e letale che evidentemente non crede in un Dio buono e giusto; che, durante la Messa, ritiene giusto sterminare chi recita il Padre Nostro, la preghiera dell’amore fraterno e dei figli dello stesso Padre. Non si può più rimanere passivi: è necessario che il mondo occidentale si sollevi per mettere un freno a questa strage continua di innocenti e alla continua ghettizzazione di una comunità che ha contribuito e contribuisce ancora allo sviluppo culturale ed economico di quelle terre. C’è da sperare, quindi, che non cada nel vuoto l’accorato appello rivolto da Benedetto XVI agli “uomini di buona volontà, alle istituzioni nazionali e internazionali” affinché “uniscano le loro forze per mettere fine alla violenza più terribile: quella che colpisce persone inermi raccolte in preghiera”.

Certo, è positivo che Mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino, abbia subito proposto di “ascrivere alla moltitudine dei santi i martiri di Baghdad”; che il presidente dei Musulmani moderati d'Italia, Gamal Bouchaib - tra l’altro, il primo ad opporsi alla richiesta di costruire un tempio islamico all'Aquila -, si sia chiesto “che cosa sarebbe successo se fosse successo in una moschea in Occidente?”; che abbia espresso solidarietà alle vittime “in un giorno di lutto come questo dove abbiamo perso bambini, donne, adulti a causa dell’ideologia terrorista, che ignora il significato e l’importanza del concetto di reciprocità”; ed abbia stigmatizzato il silenzio della comunità musulmana di fronte ad attacchi che “hanno l’obiettivo di fomentare l’odio tra le religioni e lo scontro di civiltà”.

Ma non basta. Perché nella cattedrale di Baghdad “il sangue è ancora dovunque: sui muri, sulle sedie, sull'altare, persino sul soffitto. Sono stati rimossi - parole di Mons. Shlemon Warduni - solo i corpi delle vittime, tra le quali numerose donne e bambini”. Sono stati uccisi due preti, di cui uno, don Taher Abdel Nasih, sull'altare mentre celebrava la Messa, e ferito gravemente un terzo, padre Rufhal Koteini. Perché, come chiede Mons. Warduni, Vescovo ausiliare di Babilonia, i Cristiani devono essere aiutati “a vivere e a continuare non solo a testimoniare il Vangelo come facciamo da secoli, ma anche a rimanere ciò che siamo: Iracheni!”. Perché la strage è stata effettuata, come dichiarato dagli stessi terroristi, “per aiutare le nostre povere sorelle musulmane prigioniere in Egitto”, al quale rivolgono ora la minaccia: “la Chiesa copta egiziana ha 48 ore per liberare due donne detenute nei monasteri dell'infedeltà”, in quanto una di loro si è convertita all'Islam e l'altra starebbe per farlo. 

Non basta anche perché, a distanza di soli due giorni dal massacro, in televisione non se ne parla già più, quasi fosse un episodio che non merita attenzione ed informazione; perché l’Ue e l’Onu non hanno reagito, condannando il fatto; perché, a stare alle cronache giornalistiche, sembra che molti si preoccupino più per i terroristi in carcere che non per le loro vittime; perché qualche scriteriato si permette di apprezzare, su Internet, l’eccidio di Baghdad, affermando che “in un periodo, come quello odierno, in cui truppe del cosiddetto mondo cristiano occidentale stanno occupando interi paesi islamici, dire che il cristianesimo è sotto attacco è una pretesa poco credibile. Che dovrebbero dire gli Irakeni allora? Sono vent'anni che l'occidente li bombarda! Hanno perso qualche milione di abitanti a causa di un’oscura guerra al terrore”. E si permette di aggiungere, tanto per essere più convincente, che “l’Africa è stata devastata dai mercenari europei protetti dai missionari. Sono secoli che spargete il terrore, voi cristiani europei”. 

Sono troppi gli episodi di violenza e di morte, firmati da Al Qaeda o da altre tribù musulmane, avvenuti più o meno recentemente. Dal Bangladesh al Darfur, i cristiani sono diventati bersagli quotidiani. Non si contano più le aggressioni, gli incendi delle chiese, l’assassinio e le persecuzioni di preti e di fedeli, definiti “discendenti di scimmie e maiali”. E’ interminabile l’elenco di tragedie registrate in questo continuo scontro di civiltà. Da qui l’appello del Papa alla comunità internazionale “per la pace, dono di Dio, ma anche il risultato degli sforzi degli uomini buona volontà, delle istituzioni nazionali e internazionali”; e per fermare una guerra che ha ben poco di religioso. Perché, ogni volta che si uccide in nome di Dio, a morire è Dio.

Egidio Todeschini
3.11.2010