Tutto questo non è politica né democrazia
Troppi attentati e violenze verbali in Italia. Clima eccessivamente
polemico che nuoce al benessere nazionale e riporta agli anni di piombo
Preoccupante
il recente tentativo di far fuori il direttore di Libero, Maurizio Belpietro, arrivato dopo l’aggressione a
Berlusconi (dicembre 2009) e a ridosso del lancio del fumogeno al sindacalista
Bonanni, prima e dopo altri attacchi ed aggressioni contro
Innegabile
che in Italia, sui quotidiani, alla televisione, perfino in Parlamento, abbondino
bugie, insulti, imputazioni ingiustificate, volgarità e sfrontatezze; a
seguire le vicende del nostro Paese, c’imbattiamo in un clima sempre più
infarcito di violenze e di odio; soprattutto in contrasto con il sentimento patrio
che l’anniversario dell’Unità d’Italia dovrebbe suggerire. A farne le spese
sono soprattutto l’attuale Capo del Governo e chi lo sostiene. Sui quali si
possono avere opinioni diverse, di approvazione o di dissenso in nome della
democrazia, che riconosce la libertà di idee e di convinzioni; che permette
di criticare ma non di spingere all’aggressività, con l’effetto
devastante ed antipatriottico che ne consegue.
Se
è ignobile il fallito agguato a Belpietro, è ancor più pericoloso
minimizzare, come ha fatto il direttore del giornale
Terra, Luca Bonaccorsi, che scrive:
“Se l’è cercata. E’ un coltivatore di odio”; oppure metterlo in dubbio, definendolo
un’invenzione, come qualcuno ipotizza su Facebook; o commentarlo con sarcasmo
su Internet dove un fanatico scrive che “il giorno in cui gente come Fede,
Ferrara, Sallusti, Feltri, sarà chiamata alla gloria del Signore,
piangerò sconsolato lacrime di...gioia”. Quasi siano nemici da abbattere,
non avversari da contrastare. Visione politica che riporta agli anni di piombo
che videro, tra gli altri, Montanelli gambizzato, Tobagi ucciso e la morte del commissario
Calabresi - pubblicamente definito “torturatore” da Furio Colombo ed Umberto
Eco - salutata con festeggiamenti. Un’epoca che si sperava superata ma che l’intolleranza
e la violenza verbale ricorrenti rischiano di far ritornare. Trasmettendo così
all’estero l’immagine, distorta e vergognosa, di un Paese che ha perso il senso
della Patria e delle Istituzioni.
L’una e le altre troppo oltraggiate oggi in Italia. Ad
incominciare dagli stessi politici: basti pensare ai violenti insulti scagliati
da Del Pietro a Berlusconi, accusato di essere un “pregiudicato illusionista,
stupratore della democrazia” e un “mafioso“. Senza contare quel “Berlusconi se
l’è meritata, è lui che istiga”, sparato quando Tartaglia lo
ferì a Milano. Ad incattivire il clima ci si mettono pure i quotidiani e
le trasmissioni televisive a sfondo politico, con i loro gossip, le campagne
virulente, le varie inchieste che spesso sono solo fango gettato
sull’avversario e sui suoi seguaci, definiti “servi del padrone”.
Non è da meno
Né,
a calmare le acque, aiuta Internet nei cui blog si scrivono insulti, diffamazioni,
battute ironiche ma sempre di cattivo gusto, inviti alla violenza, perfino
all’omicidio. Concetti non troppo diversi da quelli espressi una volta, ai
tempi delle Brigate Rosse e di Prima Linea. Con la differenza notevole che, ad
alimentare l’odio e la voglia di vendette, allora c’erano i comunisti e
l’estrema destra, mentre oggi, a sparare a zero contro i “venduti”, sono praticamente
solo gli antiberlusconiani che si credono i migliori e i soli democratici. Tanto
democratici da ritenere che chi la pensa diversamente non abbia diritto a parlare.
Non a caso Belpietro - che nel frattempo ha ricevuto nuove minacce - ha
commentato l’agguato con amarezza: “In questo Paese certe idee si pagano con
paura e minacce” e ha rilevato di essere, tra i numerosissimi giornalisti del
nostro Paese, “uno dei pochi direttori sotto scorta, insieme ai colleghi Feltri
(ora anche intercettato dalla Magistratura con Sallusti. NdR) e Fede”.
Tutto
ciò non è politica, non è democrazia, tanto meno espressione
di un sentito spirito nazionalistico. E’ piuttosto una forma di regime culturale
che trasforma in eroi coloro che ritengono, “per il bene del Paese”, di poter insultare
a piacimento. Decisamente uno strano modo di preoccuparsi per lo sviluppo ed il
benessere dell’Italia, questo insistere nel minacciare e mettere alla gogna gli
avversari, i loro esponenti e chi li sostiene.
Egidio
Todeschini
10.10.10