Inaccettabili attacchi alla Chiesa cattolica

Certo sono da condannare i preti pedofili. Ma accusare di correità

il Papa e le alte gerarchie è un indegno accanimento mediatico

 

 

Sono stato in dubbio se affrontare questo argomento, essendo io un sacerdote, quindi imputabile di difesa ad oltranza della mia “casta”. Dico subito che è giusto e doveroso rilevare l’iniquità dell’abuso sessuale su ragazzini operato da ecclesiastici che infrangono così il voto di castità e soprattutto tradiscono la fiducia dei fedeli. E non mi consola affatto appurare che il 90% dei casi di pedofilia è compiuto, in Italia e all’estero, da famigliari, maestri, istruttori sportivi e altri. Anche se numericamente ridotto, la pedofilia dei preti è uno scandalo che non può essere né giustificato né ignorato. Tuttavia è altrettanto opportuno contestare alcune affermazioni, per lo più sparate da non credenti, che trasmettono il falso messaggio secondo il quale a cadere in tale infamia siano solo i sacerdoti, quasi che tra ortodossi, pastori protestanti, rabbini ed imam non vi siano pedofili, benché il numero di condanne sancite nei loro confronti dimostri che la percentuale è simile, in alcuni casi addirittura più alta. Il che smonta, tra l’altro, la tesi che imputa al celibato sacerdotale la causa della pedofilia: come ha ricordato l’arcivescovo di Sydney, George Pell, il 90% dei pedofili sono sposati.

Né accetto che si faccia del Papa il responsabile principale del silenzio che, per anni, è stato imposto o mantenuto in merito, arrivando persino, come pretende un legale del Kentucky, William McCurry, a volerlo portare a processo in una causa di abusi pedofili intentata “contro il Vaticano”! Accusa, questa, sostenuta da chi dimentica o ignora quante volte Benedetto XVI, il più deciso inquisitore di tale “vergogna”, abbia invitato alla “penitenza” e alla quale hanno reagito alcuni esponenti autorevoli della gerarchia, dal Card. Walter Kasher, tedesco e teologo, all’omologo francese Roger Etchegaray, che hanno fatto notare come sia stato Benedetto XVI, per primo, a “rompere il silenzio”, atteggiamento comune, fino a qualche decennio fa, anche nelle famiglie e nella società, preferendosi allora “lavare i panni sporchi in casa” per non creare scandalo.

Quindi sono “ignobili e false”, come hanno asserito i Cardinali Carlo Maria Martini e Angelo Scola, le accuse a Sua Santità. Sul volto del quale è evidente, a dispetto dell’invocato “coraggio che non si lascia intimidire dal chiacchiericcio delle opinioni dominanti”, la sofferenza morale per la violenza nel Sud del mondo, dove i Cristiani sono bruciati e crocifissi; per il crescente atteggiamento anticattolico del mondo occidentale; per gli abusi sessuali operati da sacerdoti; ma anche per la diffusa tendenza odierna a delegittimare la Chiesa e ad infangare tutto il clero, la maggioranza del quale ama il Signore, ne rispetta i comandamenti, si dedica con generosità al servizio degli uomini considerati fratelli, ne custodisce i figli come fossero suoi.

Sono 400.000 coloro che, con amore e dedizione, svolgono la loro missione umanitaria in tutto il mondo. E solo alcune centinaia gli accertati casi di pedofilia ad opera di sacerdoti, molti dei quali hanno già scontato la loro condanna per l'errore commesso o sono stati ridotti allo stato laicale. Certo, sono sempre tanti, stante il loro ruolo. Ma insistere su storie vecchie di 30 0 50 anni, perciò difficili da verificare, significa solo voler disonorare a tutti i costi la Santa Sede, il suo Capo supremo, gli ecclesiastici tutti. E si ha l’impressione che ci sia compiacimento nel cercare di demolire l’immagine del sacerdozio ed il valore salvifico del Cattolicesimo.

Non è la prima volta che ciò accade e, in alcune circostanze, per motivi fondati: non a caso Benedetto XVI ha riconosciuto che “c’è molta sporcizia nella Chiesa”. Oggi, però, gli attacchi risentono soprattutto di partito preso, di anticlericalismo spinto ad oltranza, d’ubbidienza cieca ed irrazionale a quel relativismo che spinge ad avversare le verità morali del Vangelo. Sono infatti frutto di quel “contrasto culturale”, come lo ha definito il Card. Angelo Sodano, che polemizza con le gerarchie ecclesiali quando invitano a non scivolare nel modernismo, a rispettare l’essere umano, dalla fecondazione alla morte, a non legalizzare i matrimoni tra omosessuali, a contrastare i divorzi, salvo poi definire “omofobo” il Papa che invita i Vescovi a maggiore cautela nell’ordinare sacerdoti i seminaristi con tendenza all’omosessualità, benché, secondo il rapporto del John Jay College, l’81% di quelli accusati di pedofilia tra il 1950 ed il 2002 avessero un orientamento omosessuale.

Un indirizzo anticattolico che oggi mette in atto una campagna scandalistica contro la Chiesa, l’unica rimasta a contrastare il mondo dedito al relativismo, esagerando le statistiche sui casi di pedofilia e trasmettendo veleni e bugie contro Papa Ratzinger. Per esempio accusandolo, come avviene nel documentario Sex Crimes and the Vatican, di aver ribadito, nella lettera De delictis gravioribus del 2001, da lui sottoscritta come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, “la segretezza, pena la scomunica”, mentre invece imponeva una disciplina più severa in merito, allungando i normali termini di prescrizione.

Certo che è un problema reale e doloroso quello dei preti colpevoli di pedofilia e dei Vescovi che non sono intervenuti tempestivamente per sanzionarli. L’abuso dei minori è peccato gravissimo, soprattutto se commesso da un sacerdote. Ma è altrettanto immorale la propaganda grossolana e menzognera contro il Papa e la Chiesa cattolica, finora l’unica a chiedere scusa di tutto: dei preti pedofili, della condanna di Galileo, delle crociate, degli eccessi dell’Inquisizione e quant’altro; false informazioni che testimoniano il crescente sentimento anticattolico, denunciato anche da Ernesto Galli della Loggia (Corriere della Sera del 21 marzo). E che spiega perché, da almeno due decenni, il Cattolicesimo sia la religione più perseguitata nel mondo.

Egidio Todeschini

8.4.2010