Accuse e doppiopesismi sul caso Ruby

E’ stato scritto e detto tutto ed il contrario di tutto, emettendo aprioristiche sentenze di condanna. Per fatti non ancora provati


Qualche giorno fa il Ministro degli Interni, Roberto Maroni, ha scritto al Corriere della Sera per dire che “la lettura dei giornali in questi giorni mi lascia sconsolato. Provo fastidio e imbarazzo quando giro le pagine dedicate al caso Ruby. Piene di reportage piccanti, di accuse infamanti, di condanne preventive, di moralismi di convenienza, d’interviste ai catastrofisti di professione…”. Un fastidio, aggiunge il Ministro, provocato anche dal constatare che, mentre nel mondo imperversano crisi economiche, politiche e sociali, l'opposizione nazionale non ha nulla da fare, dire o proporre, tranne che guardare dal buco della serratura ed invocare le dimissioni di Berlusconi, indignandosi se non le dà. Possiamo convenire. Anche perché si condanna in nome di un moralismo che in realtà convince poco, se permette al vignettista Vauro d’insultare in televisione il Papa con una vignetta sconcia, mentre accanto a lui Santoro e i suoi ospiti ridono. Cade nel doppiopesismo anche il direttore di Repubblica, Mauro, che, riferendosi all’ex Capo di Stato statunitense, all’epoca ritenne “assurdo che l’America distrugga la sua leadership per uno scandalo sessuale”, salvo ora affermare che Berlusconi “non è degno di governare”. Una mancanza di coerenza che, purtroppo, abbonda in molti opinionisti ed in tanti politici.

E che, a rigore, scandalizza più dei reati imputati al Capo del Governo. Chiaro che indignano le “puttanate” delle quali l'accusano. Non solo perché ignobili, soprattutto perché, se sono vere, intaccano l'immagine del Paese. Ma, appunto, “se sono vere”. A stare alle cronache giornalistiche, infatti, non si riesce, per ora, ad avere alcuna certezza. A leggere i giornali del centrodestra si ha l’impressione che sia tutto falso. Su quelli antiberlusconiani si leggono invece notizie colpevolizzanti e spezzoni d’intercettazioni che confermerebbero le accuse. Chi dice il vero? Il Capo del Governo è veramente colpevole di concussione e sfruttamento di minorenni, come sostiene la Procura di Milano? O, come quotidianamente ripete il diretto interessato, è solo l’ennesimo tentativo, da parte di una Magistratura politicizzata sostenuta dai partiti di opposizione, per farlo fuori? Domande alle quali è impossibile, per ora, dare risposta. Ma che, proprio per questo, dovrebbero impedire di sparare giudizi, sia pur dettati da legittime opinioni politiche, ed anticipare sentenze.

Che il caso Ruby abbia ridato fiato all'antiberlusconismo è indubbio. Come lo è il fatto che Berlusconi sia vittima dell'odio nato per aver sconfitto la "gioiosa macchina da guerra" di Occhetto. Che contro di lui ci sia accanimento giudiziario sono i numeri a dimostrarlo. Da quando è sceso in politica, su presunti suoi reati indagano o hanno indagato otto procure. Ha subito 530 perquisizioni e 105 procedimenti giudiziari per evasione fiscale, rap­porti con la mafia, tangenti, appalti truc­cati ed altro ancora. Si è trovato sulle spalle una trentina di processi, 10 terminati con l’assoluzione, 13 archiviati “perché il fatto non sussiste”, 3 caduti in prescrizione, 4, cui eventualmente si aggiunge quello sul caso Ruby, ancora in corso. Il che ha dato luogo a 2.560 udienze, con una spesa del settore giudiziario enorme (ma sconosciuta) per lo Stato - tanto, a pagare sono i contribuenti - con conseguenti lentezze in altri processi (non a caso l’UE ci bacchetta, per questo) ed eccessivo impiego di Forze d’Ordine, sottratte ad altre indagini.

Uno spreco di soldi pubblici. Un’ostinazione giudiziaria che ricorda Tangentopoli, con quello che ne seguì. Certo, la Magistratura ha il diritto-dove­re di ac­certare eventuali reati. Ma non di spacciare per verità le ipotesi investigative, tanto meno di divulgare spezzoni d’intercettazioni, magari artefatte. Come si spiega che il consigliere regionale della Lombardia, Nicole Minetti, intercettata mentre parla con un’amica spari insulti contro Berlusconi ma, intervistata da il Giornale, dica invece di stimarlo, negandone le bravate sessuali? O che l’ex minorenne Ruby, che dà il nome all’inchiesta, esprima “amarezza”, perché la verità è stata manipolata. Ed aggiunga di essere stata “usata dal Pm per colpire il Premier”? O che Massimo D’Ale­ma, non sapendo di essere ascoltato, esprima un giudizio negativo sulla Magistratura, ritenendola “la più grave minaccia allo Stato ita­liano”?     

Insomma, sulla giostra delle dichiarazioni si trova tutto e il contrario di tutto. Si trova, soprattutto, un clima incandescente in cui c’è chi spera, impugnando gli atti dell’inchiesta come forconi, sulla caduta del Cavaliere. C’è chi spara aprioristiche sentenze di condanna per misfatti che devono ancora essere provati. C’è una Magistratura che, per un reato che prevede una pena tra i 6 mesi e i 3 anni, fa 100.000 intercettazioni a spese degli Italiani. C’è una Procura, quella di Milano, che indaga pur non avendone la competenza (che spetta, per il reato di sfruttamento di minorenni, a quella di Brescia; per quello di concussione, al Tribunale dei Ministri). Ci sono, a riguardo, paginate di giornali e numerose trasmissioni televisive che, insistendo su accuse non dimostrate e condannando aprioristicamente, contribuiscono non poco ad infangare l’immagine del nostro Paese. Di questa Italia di cui si festeggia l’Unità ma che dimostra di essere ancora nella fase manzoniana degli “uni contro gli altri armati”. D’infamie, di pregiudizi, di abusi giudiziari e di partiti che vedono l’avversario come un nemico da abbattere, magari con una sentenza, non riuscendoci con programmi alternativi. A dispetto della sovranità del popolo sancita dalla Costituzione.

Egidio Todeschini                    11. 02. 2011